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Storia e territorio di Castell'Azzara
E' questa una delle aree più periferiche ed isolate della Toscana Meridionale, ma
proprio per questo suo isolamento, che l'ha tenuta lontano dai grandi e
piccoli accadimenti storici,è anche meglio conservata ed
ambientalmente integra rispetto ad altri territori definiti a maggior
vocazione turistica. Castell'Azzara,
con i suoi 820 m. slm, é il Comune altimetricamente più elevato della
Provincia di Grosseto e tra i più elevati dell'Amiata, il clima di
quest'area è quindi abbastanza freddo e piovoso con una piovosità media
che si aggira sui 1500 mm/anno, concentrata soprattutto nei periodi
invernali. Il territorio ha caratteristiche spiccatamente montane, la cima più elevata
di quest'area il M. Civitella, raggiunge i 1107 m. slm, ed e' contornato
ad ovest da una serie di cime minori, M Penna, Nebbiaio, M. Crogno,
P.gio Ferruzzo, che superano i 1000 metri; il gruppo dei monti continua
per costituire una zona omogenea geologicamente e morfologicamente, a
sud per circa 10 Km e comprende una vasta superficie facente parte del
Comune di Sorano, del quale si ricordano i monti della Roccaccia di M.
Vitozzo (926 mt), Poggio Corno (883 mt) ed a chiudere la serie di questa
dorsale, il M. Elmo ( 829 mt). A nord, sino a lambire i piedi del M.
Amiata, la morfologia è molto diversa, anche a causa delle
caratteristiche geologiche dei terreni, ma e' comunque sempre montuosa e
la serie di poggi e colli che superano i 900 mt è molto abbondante,
ricordiamo, P.gio Pampagliano ( 969 mt) e il M. Calvo alla Selva (930 mt).
Il nord, tra Piancastagnaio e Santa Fiora, ai piedi del grande Monte, l'Amiata,
rappresenta un'area a caratteristiche spiccatamente appenniniche con il
fitto reticolato idrografico dei Torrenti Scabbia, tributario del Fiora,
Senna e Siele, tributari del Paglia, ed i densissimi boschi di Cerro,
Castagno, Abete e Faggio che ricoprono i Poggi, hanno costituito per
secoli una barriera naturale che ancor oggi, nonostante la presenza di
strade, fanno sembrare infinitamente lontano il paese di Castell'Azzara
dagli altri centri amiatini; la fitta coltre di boschi sommata alla
frequente presenza di nebbie originate dalle perturbazioni oceaniche e
che, provenienti dal mare Tirreno trovano in queste alture i primi
ostacoli, poco invogliano a percorrere questi luoghi. E'
significativo ed indicativo il fatto che nel triangolo determinato da
questi Paesi siano stati censiti tre Biotopi (associazioni vegetali di
elevato significato botanico) meritevoli di conservazione di cui due di
Abete Bianco al Convento della Selva e presso P.gio Pampagliano
-Pigelleto, ed uno sul Monte Penna di varie associazioni di Acero di cui
il più interessante l'Acero Trilobo. I tre Biotopi sono recentemente
divenuti Riserve Naturali Regionali, la più grande è proprio la Riserva
Naturale del Monte Penna, che comprende il piccolo gruppo montuoso di
Castell'Azzara. Anche le
vicende storiche hanno influito sulla formazione dell'attuale
paesaggio, infatti quest'area è una delle più ricche dal punto di vista
minerario del comprensorio, per cui si é avuto sin dall'alto Medio Evo
il mantenimento della proprietà terriera nelle mani dei signori feudali,
gli Aldobrandeschi prima e gli Sforza poi, i quali traevano buoni
profitti dalla cessione dei diritti di sfruttamento, ricordiamo a tale
proposito la Miniera di Vetriolo a Selvena e sempre in quest'area
vengono citati Antimonio ed il Cinabro (minerale del mercurio) il cui
sfruttamento é cessato intorno all'anno 74.
Successivamente, agli inizi del 900, buona parte dei terreni venivano
ceduti alle Società Minerarie operanti nel territorio, mentre quelli
rimasti di proprietà feudale sono divenuti di Uso Civico; emblematico il
caso del piccolo paese di Selvena nel quale é quasi del tutto assente la
proprietà privata e persino le case dei cittadini sono costruite su
terreni pubblici. Nei
terreni di proprietà delle Soc. Minerarie i boschi hanno avuto la
possibilità di crescere, anche se sottoposti a frequenti tagli di
utilizzo effettuati dalle Soc. Minerarie, mentre i terreni di Uso Civico
venivano prevalentemente destinati al pascolo di bestiame, ma la storia
sociale e lo sviluppo economico di queste popolazioni negli ultimi due
secoli sono praticamente legate allo sviluppo della estrazione del
Cinabro che abbondantissimo, si trova in queste terre.
Agli inizi dell'ottocento Castell'Azzara e la sua frazione principale,
Selvena, erano piccoli villaggi con poco più di mille abitanti in totale
e facevano parte della Contea di Santa Fiora, l'impulso che il lavoro
minerario dette al territorio, fece accrescere di molte unità la
popolazione tanto che agli inizi del 1900 fu chiara l'esigenza di
costituire un Comune autonomo. Il lavoro nelle miniere, connesso ad un
forte e caotico sviluppo dell'edilizia, portò molto prima che negli
altri Comuni Amiatini, al declino dell'agricoltura che era, a causa
dell'altitudine dell'area già molto svantaggiata rispetto a territori
limitrofi, ed il sistema dei castagneti da frutto, dei pascoli, vietato
nei terreni delle Soc. Minerarie, andò lentamente disgregandosi; verso
la fine degli anni quaranta iniziò una vasta ed estesa opera di
rimboschimento che portò a far ricoprire le pendici calcaree dei Monti
Civitella e Penna di Pini Neri ed il caratteristico e brullo paesaggio
carsico di questi monti con doline, grotte inghiottitoi, si e' andato
lentamente trasformando e la sporadica vegetazione presente e
controllata da sempre dal bestiame al pascolo, si e' lentamente
sviluppata. Il bosco
misto e' la vera caratteristica dell'area con un'altissima varietà di
specie presenti che spaziano dal Leccio (tipica pianta mediterranea)
presente nelle rupi calcaree ed assolate, all'Acero, al Faggio, l'Abete
Bianco (piante esclusivamente montane) e molte altre specie minori anche
arbustive; da segnalare la presenza del Leccio alla Ripa di Selvena alla
quota di 1000 m.slm e vicinissimo, cambiando esposizione si può
incontrare il Faggio e l'Abete. Viceversa nelle vallate più fredde ed
esposte al Nord, queste ultime due piante scendono abbondantemente sotto
la loro quota abituale, alle Valli di Castell'Azzara località alla
quota di 700 mt e la massima altezza di 950, la faggeta e'
caratteristica, lungo il Torrente Scabbia ed in molti altri luoghi, non
e' raro incontrare il Faggio e l'Abete Bianco chiaramente fuori quota;
al Pigelleto, Biotopo meritevole di conservazione segnalato per la
presenza di un'abetina relitta delle glaciazioni, il Tasso (Taxus
Baccata) trova l'ultimo luogo dove crescere tranquillamente. Numerosissime le grotte che si aprono nelle pendici calcaree dei monti,
poco conosciute ed esplorate sono il visibile segno lasciato dalle acque
sulle rocce calcaree, per le quali la locale Associazione Speleologica
ha da tempo iniziato un percorso di valorizzazione includendo la Grotta
principale e poco distante dal paese, tra le poche grotte turistiche
visitabili della Toscana. E' stata
la storia degli abitanti di questi luoghi molto più dura di quelli del
resto dell'Amiata, l'isolamento, i lunghi e freddi inverni,
l'agricoltura povera ed il duro lavoro delle miniere, la proprietà
terriera concentrata per secoli nelle mani di pochi, hanno contribuito a
rivestire queste genti di una scorza di innata diffidenza che si
scioglie però dopo i primi contatti; sono queste le cause che hanno
fatto questo paese un luogo povero di monumenti architettonici ma pur
sempre ricco di dignità, storie umane straordinarie e di beni
ambientali.
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